Luca, giovane figlio suicida di una lettrice, ed Elisa, una dolce bambina morta a soli sei anni, nel 1984,per una grave malattia, parlano alle loro mamme e a tutti noi - 24/03/2011

Quando muore un figlio, si sa, è una tragedia immane, innaturale, che sconquassa il cuore dei genitori per sempre, specie se non si è sostenuti dalla fede e dalla credenza nella vita dopo la morte che possa illuminare un pò questo cupo dolore. Ma quando un figlio si suicida, oltre al dolore, egli lascia dietro di sè una tragica serie di interrogativi angoscianti, che spesso sono destinati a non trovare una chiara risposta in chi resta a dover fare i conti con questo dolore, se possibile, reso ancora più insopportabile dall'incomprensione che spesso accompagna il trovarsi di fronte ad un evento così travolgente. Luca ha scelto di lasciare volontariamente la sua giovanissima vita, non lasciando nemmeno, ai suoi genitori, una seppur minima spiegazione per un gesto così incomprensibile, vista la vita apparentemente serena che aveva condotto fino al momento della sua definitiva decisione, il rapporto ottimo e basato sul dialogo coi suoi genitori, la vita "normale" che pareva fare. Sua mamma ancora si interroga angosciata sul motivo del suo suicidio, e, vedrete, lui ce lo dice, indicandolo nella noia esistenziale che lo aveva sopraffatto, nel fatto di non aver trovato una risposta valida al perchè della sua esistenza. Se solo avesse conosciuto meglio Gesù Cristo, se solo lo avesse accettato come fonte viva e traguardo della sua esistenza! Come valore inossidabile da porre come faro lungo il proprio cammino, sicuramente Luca non avrebbe fatto quel gesto disperato ed estremo, avrebbe avuto più fiducia nel futuro. Ed è proprio su questi fatti che invito tanti di noi a riflettere su come, tante volte, oggi la società renda infelici i nostri figli, i più giovani che, proprio nel momento in cui hanno più bisogno di certezze, di ottimismo, di fiducia in qualcosa di più grande di noi, sono invece ingannati dall'offerta di falsi valori che presto si rivelano insoddisfacenti per chi, come Luca, ha una domanda più grande dentro di sè, ha un anelito che è stato soffocato dai vuoti a perdere di tutto quanto oggi insegue la nostra società: successo, soldi, affermazione di sè, avere, godere l'immediato, l'attimo che fugge talmente veloce da non lasciarsi nemmeno ricordare. Siamo tutti chiamati a riflettere su questo, a sentirci corresponsabili ogni qual volta ci facciamo inconsapevoli portavoci di questi valori inumani e inadeguati al bisogno di eterno che l'uomo ha nel proprio dna. Luca parla di soldi, li definisce "nitro", ossia esplosivi, distruttivi per quello che è l'uomo nella propria e più vera radice. Discorsi che andrebbero fatti sempre più spesso e a gran voce, dovunque è possibile, ogni qual volta siamo chiamati ad educare. I veri euro lassù, ci dice Luca, sono costituiti solo e sempre dall'Amore. Amore, amore, amore: quante volte ce lo hanno detto da lassù! Dovremmo imparare a non dimenticarcelo nel frastuono delle cose quotidiane che sono fatte apposta per distoglierci dal vero obiettivo della nostra vita: l'eternità, o, meglio, il nostro destino eterno. E' un dolore per me dire questo, ma non posso nascondere la verità che mi viene detta nelle registrazioni, nemmeno una parola: ci verrà chiesto conto di tutto ciò che facciamo su questa terra, ora lo sappiamo anche per la testimonianza di tanti che son venuti da lassù a dircelo, ci verrà chiesto conto di come utilizziamo il dono della vita che Dio ci ha fatto, e per questo Luca dice di essere in una situazione in cui la luce è ancora lontana per aver rigettato il dono divino della vita, egli utilizza la metafora dello zoo per farci capire che è ancora a contatto coi miasmi degli errori fatti, al buio, così come lo è stato nella sua vita, accompagnato da "topi" che altro non sono che i suoi errori che ora gli fanno compagnia fino a quando non avrà compreso profondamente il senso di ciò che fatto. Vi chiedo dunque tante preghiere per questo ragazzo, ne ha bisogno.
Elisa è una bambina che, nel 1984, è morta per una grave malattia, e viene per sua mamma Emilia. Dice cose meravigliose e commoventi, questa piccola, facendoci anche intravedere cosa è accaduto nell'attimo della sua morte, quando le è apparso il Re per unirla a Sè nella Luce. Ci dona una metafora bellissima, quella di noi tutti che somigliamo agli acini del mirto, ove il mirto è Dio. Parafrasi della metafora che Gesù stesso fece quando parlò della vite: "Io sono la vite e il padre mio è il contadino.....Voi siete i tralci....Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto... Se rimanete uniti a me, e le mie parole sono radicate in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato. La gloria del Padre mio risplende quando portate molto frutto e diventate miei discepoli".

è amor poi, sai, euro qui!....

LUCA

Ehi, ah là si c’hai "mà",
verrà lì a sentire voce, ah lì?
Strofe arrivan, si, colì!
C’è rischi, scrive figlio:
si, nitro è denari,
c’ha archivi Piero!
Sale un barbone,
è amor poi, sai, euro qui!
Cercando…chi era?
Si rivelò là noia!
Accoglievi i morti, donna, là!
Tornando a casa, e donavo:
seguire mai morte lì!
Ah, tregua fa là: ho giù lei là!
E allora smetta, rida,
e giù mò va più onde!

Ne ha un raggio e proprio a voi uscire!
Usa già cuore il Re!
Pure lì è notte,
ero qui, inalo il grande zoo!
I topi, regalino lì: dà lì ferite.
Sia chiaro: colonie va ai serragli, però!

 


ELISA

Portare “don”, amici,
parcheggia là che
Lazzari là viè(n) di carne!

C’ha lumi e, Re, lame,
diritti, mà(mma), li avete là!
Oh chiama! E chieder che porti
di lì pioggia!

Timori vincere: cento dischi dà!
Oggi è scarabocchi lì, madre!
Come andò? Si, Re là apparve:
riunir c’è via!
Sai, l’acini ha mirto?
Può caro e giù tira il libro e va!
E il prezzo levategli voi là:
e ce l’hanno nubi, si!
Bisogna fa de là!
Qui ce sta il nerbo!
Ah, si, ratti inveterati è là!

 

 

 

 

 


 

 

SPIEGAZIONE DEL TESTO

Luca sembra molto sorpreso che gli sia concesso di parlare con noi quaggiù e chiede se ci sarà la mamma a sentire la sua voce ("mà" sta per "mamma"). Ed è sorpreso anche quando ci dice che davvero ci arrivano queste strofe che loro ci donano da lassù. Ci sono rischi in questa vita e lui, il figlio, mi chiede di scriverlo: tanti di questi rischi nascono dal denaro che egli definisce addirittura "nitro", ossia esplosivi, dunque da trattare con cautela, senza farsi governare da essi e dice che Piero, mio marito, ha un intero archivio di casi in cui i soldi sono stati la rovina di tante anime. Pare che lui veda salire in cielo un barbone, un povero, e ci ricorda che i veri euro lassù sono costituiti dall'amore, dunque la sola moneta spendibile lassù sarà l'amore che abbiamo dato su questa terra. Della sua vita Luca ne cercava il senso e crecando cercando, dice di aver trovato solo la noia, una noia capace di fargli desiderare la morte al posto della vita che gli appariva vuota di significato. Nota che io (mi chiama "donna") accoglievo proprio i cosiddetti "morti" nel mio registratore, cioè ci conferma ancora una volta che sono proprio le anime dei morti che parlano attraverso il mio registratore. Ora che, grazie a questa registrazione, può tornare per un attimo a casa sua, vuole donarci un consiglio prezioso: non bisogna mai seguire la morte qui sulla terra, ma la vita. Mentre lui parla con me che sono quaggiù ad ascoltarlo, gli è concessa una tregua dalle sue sofferenze, cioè, per il fatto che egli ci sta dando questi insegnamenti, viene sollevato dalle sue pene, e per questo chiede a sua mamma di smettere di tormentarsi, di ridere, che ora, dice ancora più onde ci saranno date da lassù. Lassù, il Signore ha un raggio benefico per loro che uscirà dal Cielo, e il Signore mostra, con ciò, di usare il cuore, di avere compassione del loro dolore. Era sera quando registravo e Luca nota che pure qui sulla terra era notte in quel momento come lo è intorno a lui adesso. Poi usa un'immagine per comunicarci la sua condizione lassù: dice che inala i miasmi del grande zoo in cui è posto. Lo zoo è quella parte di umanità che giunge lassù portandosi dietro tutti i suoi errori, i suoi peccati ed egoismi da purificare, e questi peccati sono come miasmi soffocanti che le anime respirano. Hanno poi quello che egli definisce ironicamente "regalino", (regalino, sia chiaro, che ci portiamo dietro noi stessi lassù), ossia dei topi che danno loro ferite. Sono immagini simboliche delle pene che le anime purganti devono affrontare per giungere prima o poi alla Luce. E ci lascia con una notizia che per noi è davvero sconfortante: dice che sono addirittura "colonie", quindi un grande numero, le anime di coloro che lassù vanno nei "serragli", in quelle che tante volte Sant'Erasmo ha definito "grotte", i luoghi più bui dell'Aldilà.
Elisa dice che la accompagna un "don", ossia un prete amico che ci fa immaginare alla guida di un'ipotetica auto, per cui lei gli chiede di parcheggiare per poter parlare con noi, e ci dice, con grande meraviglia, che vengono a parlarci come se fossero davvero dei Lazzari di carne, dei resuscitati! Il Signore, ci dice Elisa, facendo ancora riferimento a Luca, ha sia lumi che lame, per dirci che Egli ha la Luce per chi ha vissuto una vita nell'Amore di Lui, ma anche le "lame" per castigare chi si è sollevato contro la Sua volontà. E ciò è verità della nostra fede, bisogna ricordarcelo. Dice a sua mamma che i cari restati in terra hanno diritto di contattare i propri cari lassù che hanno proprio accanto con le registrazioni. Invita la sua mamma a chiamarla anche lei col registratore e a chiedere che il Signore porti l'acqua viva della sua parola su questa terra assetata. Le dice di vincere i timori di registrare perchè il Signore le concederà tante registrazioni ("cento dischi").Oggi sulla terra ci sono solo "scarabocchi", ossia verità false, raffazzonate, ecco perchè bisogna registrare e diffondere la verità che esiste davvero l'Aldilà, che esiste Dio! Poi, come se rispondesse ad una domanda che forse la mamma si è fatta tante volte, dice che nel momento della sua morte le apparve il Signore e che c'è una via per riunirci adesso, con la metafonia. In fondo, dice Elisa, noi siamo come i piccoli acini del mirto che appartengono tutti alla stessa pianta che è Dio, I nostri cari lassù possono darci queste verità da scrivere in un libro che, però, non deve avere prezzo, ossia deve essere gratuito, e ciò perchè gli uomini, oggi, hanno tante nubi all'orizzonte del loro futuro, e queste verità possono aiutarli a fare le scelte migliori in un momento così difficile e confuso. Bisogna darsi da fare quaggiù per diffondere la verità (io chiedo sempre a tutti voi lettori di darmi una mano in questo), e bisogna farlo perchè poi, dopo la morte lassù c'è anche il "nerbo", ossia la punizione per chi ha sbagliato ed ha agito contro il proprio Creatore. Saluta confermandoci che davvero lassù ci sono questo topi di cui parlava Luca (i peccati degli uomini), e ci dice che sono "inveterati", ossia inestirpabili, radicati profondamente nell'animo umano.

COMMENTO

Dura, difficile, dolorosa: è stata così, per me, questa registrazione. Un argomento doloroso e difficile, quello del suicidio, l'estremo gesto di superbia contro il nostro Creatore, anche se magari, nel momento in cui lo si compie, Dio non è nemmeno presente come lontana possibilità nella mente e nel cuore di chi ha scelto la morte contro la vita. Certo, ci suicida per mille motivi, e noi non dobbiamo permetterci di pensare che tuti i suicidi saranno trattati allo stesso modo, il giudizio spetta sempre e solo a Dio. Ma la noia esistenziale affonda le sue radici malate in scelte e comportamenti di cui siamo responsabili come persone, verso noi stessi e verso chi ci ama. Non so come sia cresciuta questa malattia in Luca, come, dove e quando abbia attecchito, possiamo solo dire che il risultato del suo gesto non è stato certo quello di una liberazione dall'angoscia di vivere, per questo invito tutti quelli che spesso hanno pensato al suicidio come soluzione (e che mi scrivono numerosi), di riflettere molto bene sulle conseguenze gravi per la nostra anima che questo gesto comporta. La vita nasce dalla volontà del Signore, è un suo dono prezioso, Egli si aspetta che noi la usiamo per gli altri, per amare, per soffrire, si, ma con costrutto, con i frutti da accumulare poi come beni preziosi. Bisogna essere più umili nel riconoscere che la vita ci è stata data e che noi non possiamo decidere di togliercela quando non ci fa più comodo vivere. I motivi, i moti più segreti, la sofferenza che Luca ha provato sono sue e solo sue, fanno parte del conto che egli dovrà saldare al suo Signore, noi possiamo solo pregare tanto per lui e gridare al mondo che la vita è sempre sacra, in ogni singolo suo attimo.
Di Elisa voglio ricordare la dolcezza e l'allegria, e quella meravigliosa metafora del mirto che ci ricorda le parole di Gesù nel Vangelo, dove Egli si presentava come la vite vera che, sola, può fruttificare nei cuori degli uomini, rendendoli, a loro volta, frutti per altri uomini. Appunto...

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