Piero, venuto a sorpresa, porta con sè uno sconosciuto "Josè". Ci incitano ad avere fiducia nella Provvidenza divina: Dio provvede perfino agli uccelli, dice Josè, che trovano gratuitamente da mangiare, e se Dio pensa a loro, figuriamoci a noi uomini, suoi figli! - 16/03/2011

Avevo chiesto il contatto per altri due cari in lista d'attesa, ma, a sorpresa, è venuto Piero (perfino la voce, stavolta, è la sua) e mi ha portato uno sconosciuto Josè. Il succo del loro messaggio lo possiamo individuare nell'esortazione a credere nella Provvidenza divina che, così come provvede agli uccelli del Cielo, così non abbandona noi uomini, suoi figli. Ma il cibo di cui ci parlano oggi non è il cibo fisico, bensì quello spirituale che viene individuato proprio nei messaggi che ci sono concessi da lassù e che possono nutrire di pace e speranza le nostre anime, cambiare la visione che abbiamo della vita e di noi stessi. Un cibo, dunque, che arriva come oro dal Cielo, nutrimento preziosissimo per donarci la fede ed una forte speranza, per strapparci alla depressione, all'angoscia, alla disperazione di pensarci come un mucchio d'ossa rivestito di pelle destinato alla polvere e nulla più. E Piero ce lo dice chiaramente: il "dottore", ossia Sant'Erasmo,predica da tempo che, se questi messaggi non si diffonderanno insieme alla certezza dell'esistenza dell'Aldilà, sarà davvero dura per tutti noi vivere in questo mondo in cui è venuta a mancare la fede ed in cui si vive nel recinto asfissiante del materialismo e della perdita di valori.

“Cuore mio”: da dire a tutti e due,....

PIERO

“Cuore mio”: da dire a tutti e due,
oro v’è là, ho vista,
la messe è donata a tutti,
il loro ascolto tu hai,
qui n’hai sole, c’è qui colloqui, sole c'è!
E già sarò là rinato,
ti vengo, contorno là c’è, ahm!


JOSE'

Evviva: credendo vaso per terra si fa!
Qua riderà!
Tien, dà là mira già Josè!
Tieni dubbio? Stà realtà ‘ndov’è?
Che begli uccelli, ne ha già pannocchie,
già becca, è uva, che nera!
Magna, chied’ ha  lì!


PIERO

E’ dura, perendo là,
se non girerà: predica il dottore!

Già Pasqua, e gettai l’ovetto!
E non smetterà di lì gettare,
ah, rischi ve son di qua!

P’evità di lì pioggia ce sta ritmo,
sali sopra, dì!
Mi faceva Re là stelle dose,
da qui regalarla,
là c’hai oro te!

 

 

 

SPIEGAZIONE DEL TESTO

Piero inizia subito con un commovente "cuore mio" da dire a tutti e due: a me e a nostro figlio. Ripete che c'è oro in queste comunicazioni e lui che lassù può renderesene conto ("ho vista") vede che questa messe, questo splendido raccolto che sono i messaggi metafonici è donato a tutti, indistintamente. Ora ho l'ascolto di tanti che seguono il sito, è come se dunque splendesse il sole in queste parole del Cielo, in questi colloqui fra i due mondi che sono resi possibili dall'amore di Dio per facilitarci la strada. Ribadisce che c'è il sole, la luce della conoscenza in questi colloqui e, tramite queste registrazioni, è come se lui fosse rinato di nuovo sulla terra, visto che parla ancora con me che vivo ancora in questo mondo. Chiude questo primo pezzo del suo messaggio con una battuta: mentre decifravo il messaggio, mi alzavo di tanto in tanto per preparare la cena e avevo preparato intanto il contorno (di peperoni al forno) e Piero, scherzando, dice che viene perchè ha visto che ho preparato un contorno che gli piaceva e chiude proprio con un "ahm!", come se volesse davvero mangiarlo.
Molto metaforico nel suo messaggio, Josè inizia con un festoso "evviva" : sa che, portandoci a credere in Dio e nell'Aldilà, sarà come se ci aiutasse a costruire un vaso per raccogliere la buona terra che ci mandano da lassù, nella quale far poi germogliare i nostri buoni frutti (è molto bella questa immagine della fede come un vaso in cui viene versata la manna celeste che è sempre donata a tutti, come ha detto Piero all'inizio del suo messaggio). Riderò, appunto, per la bellezza dell'immagine che ci ha appena donato. Chiede di prendere ciò che ha da dirci, parole dette per indicarci la giusta mira e qui ci dice chiaramente il suo nome., Josè. Lui sa bene quali sono i nostri dubbi principali circa l'Aldilà e ripete la domanda che tanti si fanno: "dove sarà poi mai quest'altra realtà?". Josè risponde con un'altra bella metafora: non risponde direttamente, ma ci invita alla riflessione. Con la primavera, dice, si vedono tanti uccelli in cielo e Dio ha già delle belle pannocchie per loro, dell'uva nera da beccare, per cui se questo è vero per gli uccelli, tanto più è vero per noi ai quali Dio ha preparato questo cibo spirituale che possiamo leggere qui ed ascoltare con le nostre orecchie, questi messaggi, vero cibo per chi ha una fede debole ed appannata, nutrimento rinvigorente per coloro che dubitano. L'invito è: mangia e chiedi pure, che Dio ti esaudirà!
Piero torna a chiudere il messaggio e lo fa riportando qualcosa che gli dice Sant'Erasmo, chiamato spesso anche il "dottore": è dura vivere in questo mondo, sapendo di dover morire, se non si diffonderà maggiormente la certezza dell'esistenza dell'Aldilà, se gli uomini non acquisiranno questa consapevolezza della vita eterna. E' dura perchè allora la morte dicenta davvero un abisso mostruoso e proprio l'ansia che dà un simile pensiero spinge sovente tanti uomini all'egoismo sfrenato, al dover bruciare le tappe quaggiù, a volere tutto e subito calpestando la dignità altrui. Siccome si avvicina la Pasqua, Piero mi getta un'ovetto pasquale simbolico (il dono di essere venuto in registrazione). E, per quanto gli concerne, dice che non smetterà mai di "gettare" quaggiù ciò che gli è concesso di dare in termini di messaggi, e ciò, dice, perchè qui sulla terra ci sono grandi rischi. E sono ovviamente rischi spirituali e morali che gli uomini oggi corrono più di sempre, il rischio di perdere la propria anima e la propria salvezza. Poi fa un esempio per farci capire come scampare questi rischi: quando piove ci si affretta per non bagnarsi, e così bisogna fare in questi tempi, affrettare il proprio cammino verso Dio e a me chiede di continuare a salire lassù registrando e a dire quanto mi viene detto a mia volta. E poi notate con quale sublime immagine si appresta a salutare: dice che il Signore gli ha fatto una dose di stelle per regalarle quaggiù a tutti noi, poi saluta ricordandomi ciò che sempre mi ricordano: che con la possibilità di comunicare con loro che mi è stata concessa è come se avessi oro, ma quello che conta davvero, l'oro dell'Aldilà, come lo chiamo io.

COMMENTO

Cos'è che vale davvero? Cos'è che veramente vale la pena conquistare a costo di ogni sacrificio e a costo di ogni dura ricerca? E' qualcosa che poi dovremo lasciare ad invecchiare e marcire su questa terra dopo la nostra dipartita? Le più grandi eredità, i più lussuosi palazzi, le ville più favolose, piano piano decadono, subiscono l'oltraggio del tempo, e magari una scossa di terremoto li fa crollare miseramente. I soldi cambiano, si svalutano, e, alla propria morte, diventeranno motivo di divisione e litigio fra i nostri eredi che, così, avranno perso la loro armonia e la loro pace. E' il nostro corpo che oggi viene reso oggetto di vero e proprio culto e che, a dispetto di tutte le attenzioni che gli si dedicano, cede, invecchia, ingrassa, reclama le sue rughe, i segni delle sue battaglie, delle sue malattie, della vita che gli è passata addosso? E' ciò che abbiamo fatto, di qualunque cosa si tratti? Magari abbiamo dipinto quadri favolosi, scritto libri ineressanti, fatto carriere memorabili.....ma dovremo lasciarne anche il ricordo e tutto poi, pian piano, sedimenterà in memorie che, appena dopo due generazioni, saranno talmente labili che quasi più nessuno si ricorderà il nostro nome (a meno che non siamo entrati nei libri di storia, ma non tocca a tanti). In questo messaggio ci viene detto con chiarezza che ciò che conta davvero è ciò che abbiamo fatto con e della nostra vita, ma nel senso di quanto altruismo, di quanta compassione, di quanto amore disinteressato abbiamo saputo dare. Lassù c'è un'equazione ferrea, a cui nessuno sfugge: tanto amore vero dato = tanta luce, pace e felicità riempirà la nostra eternità vicini al nostro Creatore, alla nostra Fonte.

image